Oltremare

Per LE RICETTE DI GIALLOLITARGIRIO: LA SCIENZA DEI PIGMENTI parleremo del blu oltremare.

Il termine oltremare era originariamente utilizzato come aggettivo, ad esempio in azzurro ultramarino, per distinguere il lapis lazuli genuino.

Il lapis lazuli era composto prevalentemente da lazurite, (Na,Ca)8 (AlSiO4)6 (SO4,S,Cl)2 con diversi minerali accessori.

Le cave di provienienza più antiche e conosciute sono quelle di Badakshan (attualmente in Afghanistan). Queste cave vennero descritte già da Marco Polo, che individuò come il luogo d’origine del minerale di qualità adatta per la preparazione di un pigmento blu.

Se il minerale non è di elevatissima qualità, infatti, la semplice macinazione e il lavaggio, al contrario di quanto avviene per l’azzurrite, producono solamente una polvere di un grigio pallido.

Chimicamente è il più complesso tra tutti i pigmenti minerali. La sua composizione non fu definita fino all’inizio del XIX secolo da parte di Desormes and Clement (1806) e poi confermate dalle analisi diffrattometrica ai raggi X da parte di Jaeger (1929). I risultati dimostrarono che, indipendentemente dalle differenze di colore o di composizione chimica, tutti i pigmenti fornivano spettri di diffrazione uguali e che quindi il minerale di base era lo stesso.

Il colore blu, che fino al XIX secolo si pensava fosse dovuto alla presenza di ferro, dipende invece dagli ioni polisolfuro (gruppo S3- disordinato) e dalla loro posizione nella struttura cristallina.

Esempio di utilizzo: Titian, Bacchus and Ariadne, 1520-23; Sassoferrato, Virgin in Prayer, 1640-50.

Identificazione: XRD, microscopio ottico, XRF, FORS, FTIR.

Ricetta antica:

~Ingredienti~

9 once di Pece di Borgogna

5 once di Resina bianca

5 once di Trementina veneta

1,5 once di Cera vergine

1,25 once di Olio di lino

~Procedimento~

• Riduci in una polvere grossolana il lapislazzuli

• Metti in un crogiolo e calcina per 1 ora

• metti il risultato nell’aceto

• Miscela bene e lascia riposare per un paio di giorni

• Rimuovi l’aceto lasciandone abbastanza per inumidire

• macina a mortaio e produrre una polvere fine

• Se il lapislazzuli risulta troppo duro ripeti il procedimento

• Rimuovi l’aceto rimanente con lavaggi con acqua

• Macina finché non diventa impalpabile

• Prendi la Pece di Borgogna, la Resina bianca, la Trementina veneta, la Cera vergine e l’Olio di lino e scioglili tutti in un vaso in terracotta e falli bollire fino ad una consistenza soffice (versato in acqua forma delle palle)

• fai un impasto oblungo

• prendi un egual misura di lapislazzuli calcinato

• sciogli l’impasto dentro un vaso in terracotta senza renderlo troppo liquido

• aggiungi il materiale calcinato lentamente 

• riscalda il tutto mettendolo poi in acqua fredda

• lavora con le mani trattate con olio di lino

• fai una massa da mettere in acqua fredda

• metti la massa in un piatto con sul fondo olio di lino e versa acqua tiepida per un quarto d’ora per ammorbidirla, che rilascerà la parte più fine 

• versa l’acqua in un altro vaso. Ripetendo l’operazione diverse volte

• appena ha perso colore va mosso e mescolato senza romperlo

• i diversi lavaggi hanno bisogno di temperatura crescente per estrarre il colore

• dopo aver rimosso l’acqua di questi lavaggi, la massa va messa in liscivia formata da 2 once di sale di tartaro o polvere di perla dissolta in acqua bollente

• mischiato per bene con il lapislazzuli

• rimossa la liscivia va messa dell’acqua 

• la massa va seccata e preparata per l’uso

Fonti

madeartiscomunicatio.com
Artists’ Pigments. A Handbook of Their History and Characteristics. N.S. Baer, A. Joel, L. Feller e N. Indictor.
I pigmenti nell’arte, N. Bevilacqua,
La chimica nel restauro, Matteini Moles.
Handmaid of arts, Robert Dossie

Immagini

Ragazza con un orecchino di perla di Johannes Vermeer, circa 1665.

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