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Intervista divulgativa con Cinzia Boschiero

Parte scritta dell’intervista:

1) Cos’è per lei la scienza? – La scienza ha anch’essa una sua storia, da piccoli ci hanno insegnato il significato della parola “scienza” e le sue diverse branche, che anno dopo anno, sono anche cambiate.  Ci sono varie definizioni di scienza, si parla anche di scienza esatta, di pura scienza. Per me la scienza  è un insieme organico di conoscenze ottenute tramite un processo di osservazione e descrizione per spiegare la realtà osservata ed ha tra i suoi obiettivi principali la scoperta delle leggi di causa ed effetto dei fenomeni. Ho una grande passione per  il latino e per il greco antico e la parola scienza deriva dal latino scientia ossia “conoscenza” , termine utilizzato fin dall’antichità. Tuttavia, soltanto con la nascita della scienza moderna, attribuita a Galileo Galileo, il sapere scientifico si affranca dalle altre discipline di studio filosofico-teologico. Diciamo che solo chi sa rimanere curioso, dubbioso, e mantiene un grande desiderio di fare fatica e di cercare risposte ai presenti, passati e futuri perché si può dire scienziato solo se utilizza dei metodi di ricerca e analisi però adeguati e accurati. Soprattutto in questo periodo di pandemia si è compreso come chi si affacci alla scienza senza preparazione non possa che creare danni anche nella informazione scientifica e divulgatrice.  Ecco perché come UGIS auspichiamo che ogni redazione abbia un giornalista scientifico a supporto di altri colleghi per evitare che ci fa cronaca possa trattare ad esempio temi di scienza senza la dovuta dimestichezza con le fonti scientifiche e per evitare  che vengano intervistati pseudo-scienziati e che vengano trattati come guru dei puri “arrivisti del video” autoreferenziali, le cosiddette “rane dalla bocca larga”.    

2) È cambiato questo concetto rispetto a come la concepiva da bambina? – Diciamo pure che da bambina non c’era la odierna attenzione ad esempio alle STEM.  STEM è sigla inglese di Science, Technology, Engineering e Math o STEAM se si considera anche Arte, è un raggruppamento di istruzione utilizzato nella maggior parte del mondo. L’ acronimo si riferisce alle discipline accademiche della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria, della matematica e dell’arte nel caso di STEAM. Quando io ero bambina c’erano ancora molti stereotipi anche nel mondo dell’istruzione, ad esempio alle medie nella materia applicazioni tecniche a noi “femmine” avevano insegnato a ricamare, ho ancora delle bellissime tovagliette che avevo ricamato; ai “maschi” facevano costruire con il tecno, insomma io per fortuna avevo due fratelli maschi a casa e così potevo fare anche  io le costruzioni con il tecno. Lo stesso per l’indirizzo di laurea, si aveva ancora la concezione che una donna dovesse studiare lettere, insegnare. Io non avevo quindi una concezione della scienza da bambina, ero solo estremamente curiosa e questo mi ha sempre tenuta vicino al mondo scientifico. Oltre al fatto che ero molto idealista ed europeista pertanto da subito, fin dalla adolescenza, mi interessavano le innovazioni tecnologiche, soprattutto nel settore aerospaziale e gli avanzamenti scientifici e tecnologici  dell’aeronautica. Mio malgrado quando frequentavo l’ultimo anno del liceo non si poteva come “femmine” iscriversi ad aeronautica, peraltro avevo vinto di andare due settimane ad un corso  di volo a vela gratuito dell’aeronautica militare nella sede dell’aeronautica militare di Cervia. Noi studentesse eravamo “piantonate” in infermeria, ricordo ancora con estrema emozione i voli che ci hanno fatto fare su alcuni aerei anche militari. Quando tre anni dopo si poteva entrare in aeronautica militare io oramai mi ero già laureata e mi ero iscritta ad un corso in USA post laurea           

3) Come si è avvicinata alla scienza? – Senza saperlo non mi sono mai “allontanata” dalla scienza visto che ero e sono guidata dalla mia curiosità, dai miei mille perché a cui devo sempre cercare di dare una risposta, dalla scienza del linguaggio, dall’evoluzione della scienza e della tecnologia che hanno cambiato la storia della nostra Europa. Difatti ho vinto il mio primo premio giornalistico  a 10 anni con un mio articolo per IL GIORNALINO, poi ho vinto un premio giornalistico della RAI e di Panorama su temi europei a 18 anni, ho vinto un premio nazionale sempre per una mia rubrica su temi europei a 21 anni, e a seguire ho sempre ideato e realizzato rubriche giornalistiche su temi europei di scienza, tecnologia, con profili di ricercatori e avevo intervistato, incontrato a Bruxelles l’ideatore del programma Erasmus, Lenarduzzi; ho poi vinto due call del Parlamento europeo per realizzare due format televisivi  europei, ho vinto un premio giornalistico anche sul tema sport, perché non tutti sanno che anche lo sport ha degli aiuti europei e mi sono sempre dedicata ai bandi europei per le imprese e  per la ricerca, innovazione scientifica e tecnologica                   

4) Come rimane al passo con i tempi ergo come e da dove si informa? Secondo lei come si riconosce una fonte attendibile? Che ne pensa di Wikipedia? – Si rimane al passo con i tempi solo proseguendo in modo indefesso a studiare, ci si informa verificando le fonti. Ho lavorato molti anni nel settore medico-scientifico, con progetti per combattere le fake news e aiutare a divulgare in modo corretto gli avanzamenti della ricerca. C’è ad esempio il progetto INDEEP ( https://www.istituto-besta.it/in-deep-misura-l-informazione)  ed altri che ho seguito come responsabile ufficio stampa prima all’Istituto ortopedico G.PINI ora ASST G.PINI-CTO; ho lavorato diversi anni anche all’IRCSS Istituto Nazionale del Tumori, alla Fondazione IRCCS  Istituto nazionale neurologico C.BESTA , sono ufficio stampa della associazione nazionale miastenia (www.miastenia.it)  che fa parte della rete degli ERN European Reference Network per le malattie rare  e coordina diversi progetti europei;  ho fatto e faccio attività di dissemination  per progetti di ricerca scientifici e tecnologici europei (VI PQ, Horizon 2020 etc), per la FAST Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche che racchiude in sì ben 27 associazioni  faccio dal 2000 ufficio stampa e siamo parte della rete EEN –Enterprise Europe Network della Commissione europea  che organizza ad esempio B2B nei settori innovativi della ricerca, della tecnologia; con l’associazione UGIS che ha fondato l’associazione europea EUSJA facciamo progetti europei contro la disinformazione scientifica anche con la DG Connect e la  DG Ricerca della Commissione europea con lo sviluppo di tools utili anche ai cittadini per comprendere quando un video viene manipolato o una informazione scientifica viene “falsata”, faccio parte anche di UNAMSI e facciamo incontri nelle scuole  su questi temi; sono ufficio stampa del concorso europeo “I giovani e le scienze” della DG Ricerca della Commissione europea e lavoriamo molto con le scuole secondarie e i primi anni degli studenti e delle studentesse universitarie sul tema “fonti attendibili”. Inoltre faccio parte delle Inspiring  Girls della associazione Valore D, di BEwin, WILEUROPE, EWMD, di Womentech con progetti per avvicinare le giovani studentesse alle STEM. Faccio anche da docente – corsi con crediti formativi ECM per medici, ricercatori, specializzanti, per “insegnare a comunicare la scienza” ; collaboro come docente  per alcune ASST e organizzo corsi di formazione  con crediti formativi nazionali dell’ordine nazionale dei giornalisti – piattaforma  Sigef sempre per formare e aiutare a comprendere e a comunicare le fondi attendibili nella scienza. WIKIPEDIA Edizione italiana è stata aperta nell’agosto del 2001.     II principio di Wikipedia è che tutti possono contribuire alla stesura delle voci. È un’enciclopedia totalmente aperta alle modifiche degli utenti.  Ecco perché occorre fruirne con senso critico. Apprezzo di Wikipedia l’idea di motivare le persone ad approfondire, a contribuire con i propri limiti ad una conoscenza condivisa, è perfettibile e da monitorare con attenzione, perché ad oggi, io vedo che quando insegno  degli adolescenti loro si fermano su wikipedia senza approfondire, senza  farsi domande, senza controllare le fonti, serve quindi per dimostrare a loro che non ci sono risposte su cui non si possa discutere e modificare significati e contenuti.                           

5) In ambito lavorativo qual è la sfida più grande che ha in questo momento e come ha intenzione di affrontarla? – La sfida più grande è continuare a combattere per una conoscenza allargata, condivisa, per una maggiore attenzione alla scienza e al gender gap nella scienza e a riscrivere  qualche pagina dei libri di storia menzionando il contributo delle donne (es. la prima moglie di Einstein etc.) ecco perché faccio anche parte della associazione nazionale toponomastica femminile per dare nome e voce anche sulle strade e nelle nostre piazze e giardini alle donne che hanno dato il loro contributo in termini di conoscenza alla società.
5.1) In tema Cybersecurity qual è la sfida maggiore? Ricordarsi che siamo fragili sempre e comunque e che non c’è sicurezza nella
tecnologia per l’imperfettibilità dell’essere umano, che è il primo a creare problemi on line.  Come dicono abbia detto Einstein “I computer
sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. L’insieme dei due costituisce una
forza incalcolabile.”

6) Cosa ne pensa del Gender Science gap? Come pensa si stai muovendo la comunità scientifica in tal fronte? La situazione è migliorata da quando è entrata nel settore? – Come VALORE D è stato presentato un approfondimento di recente sul tema gender gap (   https://valored.it/news/gender-gap-nelle-stem/) nelle STEM. Per riuscire a colmare il gap di genere nell’ambito delle professioni STEM, le aziende e le istituzioni devono mettere in campo uno sforzo di reskilling e upskilling tecnologico delle donne, con corsi di formazione, percorsi di inserimento specifici e contribuiti economici per incentivare i percorsi di studio e professionalizzazione in ambito tecnico scientifico, ma soprattutto uno slancio culturale, una lotta agli stereotipi che purtroppo con i social stanno aumentando la loro forza perché c’è una regressione culturale e sociale in atto; un abbassamento culturale, una limitazione linguistica, una omologazione a “immagini” distorte dell’essere umano e una perdita di Valori. Il primo Valore è la capacità di fare fatica, di sapere che ciò che si conquista davvero, come la conoscenza, la scienza sono frutto di fatica, di esperimenti, di voglia di provare, di essere curiosi, di porsi sempre delle domande, invece i sociale ci appiattiscono, ci “categorizzano”, prevedono dei “percorsi conoscitivi” con algoritmi che limitano la nostra capacità di ricerca e ci illudono di fare “ricerca” on line, mentre c’è una “rete” che ci guida , sottesa, che ci porta dove vuole lei nella “scoperta” di ciò che crediamo di cercare, quando a volte persino ci svia a cercare altro rispetto a ciò che ci interessa davvero; una cultura del tutto e subito, una cultura dell’I LIKE, un sub-cultura dell’apparire mentre la scienza, la ricerca sono fatica, impegno, costante, ripetitività e controllo di  processi, monitoraggio, ascolto, attenzione, capacità di confronto, di approfondimento e purtroppo manca la cultura della riflessione, prima di scrivere o parlare sui social basterebbe conoscere la regola delle 12 P (prima di parlare, pensa, perché parole poco pensate portano problemi, pentimenti)             

7) Qual è il suo libro preferito? – “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello…. Dobbiamo partire “dal nostro naso” , osserviamo , riflettiamo , andiamo oltre sempre….

8) C’è qualcuno al quale dedicherebbe la sua carriera? – Io non ho una carriera, ho una vita in divenire….la dedico ai miei figli, ai figli dei miei figli, che possano sempre porsi delle domande e cercare risposte, con progetti di cooperazione europei ed internazionali in tutti gli ambiti, la ricerca , la scienza non hanno confini, i veri scienziati e ricercatori non hanno bandiere, hanno solo tanto ardore di conoscenza a favore dei cittadini      

9) Cosa bolle in pentola? – Intanto ricordiamo di buttare la pasta quando l’acqua bolle e poi spegnere il fuoco e mettere il coperchio, dopo alcuni minuti  la pasta si cuoce,.. risparmiando energia. Già questo esempio evidenzia che ciò che “bolle in pentola” è e deve essere il buonsenso ovvero utilizzare qualsiasi risorsa, ma soprattutto l’acqua con rispetto. Faccio parte della associazione MAREVIVO e della associazione Treedom, senza rispetto per l’ambiente non andremo da nessuna parte quindi bene il Green DEAL europeo e la sua condivisione anche con altri Stati extraeuropei in tutti i settori          

10) Perché ha deciso di diventare giornalista scientifico? – Non l’ho deciso, a poco a poco ho costruito un mio know how, da sempre, da quando frequentavo le elementari amavo scrivere, poi passo dopo passo, mi sono e mi sto specializzando, anche perché lo stesso “mestiere” del giornalista è cambiato, io ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con diversi giornalisti di qualità e con ricercatori e scienziati di levatura internazionale e da loro apprendo sempre. Attualmente come EUSJA nel 2021 festeggiamo i 50 anni di attività  e lanceremo un master europeo di giornalismo scientifico con la Commissione europea perché c’è ancora molto da fare per la formazione, l’aggiornamento e il rispetto anche contrattuale e  professionale  in questo ambito          

11) Ha dei consigli per dei giovani scienziati o per delle persone che vogliono intraprendere la carriera divulgativa? – Siate esigenti con voi stessi, siate sempre dubbiosi, curiosi, abbiate la mente aperta e viaggiate molto, ascoltate molto e parlate poco, soppesate ogni termine , riflettete sull’etimologia delle parole, difendete la lingua italiana che è una delle più ricche e fantasiose ed apre la mente, studiate anche i classici (antichi filosofi greci etc), non c’è scienza infatti senza etica e ben vengano gli human tech lab in cui la poliedricità degli studiosi di diverse discipline si “contamina” e si arricchisce di contenuti e valori. Monitoriamo bene l’utilizzo dell’Intelligenza  artificiale perché esiste da diversi anni ma necessita di essere “educata”, guidata dai Valori umani.          Il regolamento che la Commissione europea ha appena varato ha un obiettivo ambizioso: tracciare una dottrina europea dell’Intelligenza artificiale (Ia) che regolamenti finalmente il tema, per non lasciare campo libero alle aziende tecnologiche, in un Far west dei dispositivi di Ia, come negli stati Uniti, o sfruttando la tecnologia per creare uno stato di sorveglianza come in Cina. L’Europa propone la sua «terza via», alternativa al liberi-smo americano e all’autoritarismo cinese, in un approccio «umano-centrico» già espresso fin dai considerando iniziali, ossia «incentrato sull’uomo». L’intelligenza artificiale decostruisce e ricostru-isce la logica del pensiero (reverse engineering) e accumula conoscenze (machine learning) impa-rando dai nostri comportamenti. Se i dati immessi hanno preconcetti o pregiudizi viene minata la qualità del trasferimento delle conoscenze. Provate a digitare EROINA on line non trovate nomi di donne, ma solo la droga….questo è solo un esempio….  

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